Lino Zanussi. L'uomo che cambiò l'industria degli elettrodomestici italiani
Parte 7 di 8Un milione di elettrodomestici. Zanussi diventa un gruppo industriale
Nel 1967 la Zanussi raggiunge il milione di apparecchi prodotti in un anno e supera i 10.000 dipendenti. Arrivano le lavastoviglie, un secondo Compasso d'Oro e nuove filiali commerciali all'estero, mentre Lino Zanussi comprende che la competizione europea richiede ormai dimensioni, organizzazione e investimenti completamente diversi. Comincia così una politica di acquisizioni destinata a trasformare una grande fabbrica di elettrodomestici in un vero gruppo industriale. Intanto il legame con Pordenone diventa così stretto che, per il cinquantesimo anniversario dell'azienda, quasi un'intera città si riversa negli stabilimenti. Sintesi liberamente tratta dal libro "Lino Zanussi, la grande biografia", di Piergiorgio Grizzo, edito da Edizioni Biblioteca dell'Immagine.
Nel 1967 c'è un numero che racconta meglio di qualsiasi definizione ciò che la Zanussi è diventata: un milione.
È il numero di apparecchiature domestiche e per grandi impianti prodotte nell'arco dell'anno. Un traguardo che sarebbe apparso quasi inconcepibile soltanto una decina d'anni prima e che testimonia quanto rapidamente l'impresa abbia cambiato dimensione. Nello stesso periodo i dipendenti raggiungono quota 10.000.
Ma la quantità, ancora una volta, non è sufficiente a spiegare la strategia di Lino Zanussi. Mentre aumentano i volumi, continua infatti ad ampliarsi la gamma. Nel 1967, su impulso di Gaudenzio Gaudenzi, comincia anche la produzione delle lavastoviglie. Dopo cucine, frigoriferi e lavatrici, un altro dei grandi elettrodomestici destinati a trasformare il lavoro domestico entra così nell'universo Rex.
È il segnale di una maturità ormai raggiunta. La Zanussi non deve più scegliere quale apparecchio produrre per entrare nel nuovo mercato del bianco: è in grado di presidiare progressivamente l'intera cucina e una parte sempre più ampia della casa.
Il secondo Compasso d'Oro
Nello stesso anno arriva anche un riconoscimento importante. La lavabiancheria supercompatta Rex PS conquista il secondo Compasso d'Oro della storia aziendale.
Il premio conferma un principio che Lino aveva fatto proprio già nella seconda metà degli anni Cinquanta: la progettazione di un elettrodomestico non può essere separata dal modo in cui quell'oggetto verrà utilizzato e inserito nell'abitazione.
Non si tratta, quindi, di aggiungere semplicemente una forma piacevole a una macchina.
Il design interviene sulle dimensioni, sull'ergonomia, sulla razionalizzazione dei componenti e sulla possibilità di produrre su larga scala mantenendo il prezzo competitivo.
La Rex PS rappresenta bene questa filosofia. In un'Italia nella quale le abitazioni urbane diventano più compatte, ridurre gli ingombri significa rispondere a un'esigenza concreta delle famiglie.
Ancora una volta la fabbrica osserva ciò che sta accadendo fuori dai propri cancelli.
Vendere all'estero non basta più
Nel frattempo Lino comincia a vedere un limite nella stessa strategia che aveva consentito alla Zanussi di conquistare i mercati internazionali.
Nel 1967 vengono costituite filiali autonome in Francia, Germania e Stati Uniti; l'anno successivo seguiranno Svezia e Austria.
È un cambiamento strategico decisivo. Lino è convinto che qualità e prezzo abbiano permesso all'industria italiana di battere concorrenti molto più forti, ma sa anche che quei vantaggi non dureranno per sempre. Occorre organizzare la vendita, programmare la distribuzione e soprattutto costruire una rete di assistenza capace di accompagnare il prodotto dopo l'acquisto.
Il grande elettrodomestico, del resto, non è un bene qualsiasi. Un frigorifero o una lavatrice devono funzionare per anni e il rapporto tra azienda e cliente non termina nel momento in cui viene emesso lo scontrino.
La competizione europea comincia così a spostarsi dalla fabbrica all'intero sistema che circonda il prodotto.
La corsa alle dimensioni
C'è però un'altra trasformazione, ancora più profonda. Il settore europeo degli elettrodomestici sta entrando rapidamente in una fase di concentrazione.
Negli anni Cinquanta erano nate decine di aziende. Nel 1960 soltanto in Italia si contavano circa sessanta produttori di frigoriferi e cinquanta di lavatrici. Ora quel mondo frammentato sta scomparendo: produrre su larga scala richiede stabilimenti sempre più grandi, reti distributive internazionali e investimenti continui in tecnologia.
Lino Zanussi vede con chiarezza dove porterà questa dinamica. Le imprese incapaci di raggiungere una dimensione sufficiente finiranno inevitabilmente per scomparire oppure saranno assorbite dai concorrenti.
La crescita, dunque, cambia ancora significato. Non basta più costruire nuovi capannoni. Bisogna acquisire aziende.
Becchi, Stice, Procond: nasce il Gruppo Zanussi
Comincia così una politica di acquisizioni che allarga progressivamente i confini del gruppo.
Zanussi assorbe la Becchi di Forlì, specializzata negli apparecchi per la cottura, e la Stice di Scandicci, produttrice di frigoriferi. Arriveranno poi la Procond, attiva nei componenti elettronici, e nel 1968 la Aspera di Mel, che produce compressori per frigoriferi.
La logica è particolarmente interessante perché non riguarda soltanto l'aumento dei volumi. Con queste operazioni Zanussi cerca di controllare competenze e componenti strategici della filiera.
È un passaggio fondamentale nella costruzione del gruppo. Possedere una fabbrica di compressori o un'impresa specializzata nell'elettronica significa ridurre la dipendenza dai fornitori e, contemporaneamente, acquisire conoscenze che possono essere trasferite ai prodotti futuri.
L'azienda che Antonio Zanussi aveva costruito attorno a un solo mestiere si sta trasformando in un sistema industriale composto da specializzazioni diverse ma complementari.
Quando Pordenone si fermò per entrare in fabbrica
Il 15 ottobre 1967 la Zanussi festeggia i cinquant'anni di attività. Le celebrazioni, in realtà, arrivano con un anno di ritardo rispetto alla fondazione del 1916, ma il dettaglio cronologico conta poco davanti a ciò che accade quella domenica.
Negli stabilimenti arriva il presidente del Consiglio Aldo Moro, insieme alle autorità e agli imprenditori del territorio.
Ma soprattutto arriva Pordenone.
La città conta circa 45.000 abitanti e, secondo la cronaca riportata nel libro, 40.000 persone visitano la fabbrica. Per alcune ore le strade del centro appaiono quasi deserte. Non c'è una partita, un concerto o uno spettacolo ad attirare quella folla: ci sono reparti, impianti e catene di montaggio.
È forse una delle immagini più efficaci per comprendere ciò che la Zanussi rappresentava ormai per il Friuli occidentale.
Diecimila dipendenti, sette miliardi di lire distribuiti in retribuzioni e migliaia di famiglie legate direttamente o indirettamente all'attività del gruppo: la storia dell'impresa e quella di Pordenone erano diventate difficili da separare.
Eppure, proprio mentre celebra mezzo secolo di storia, Lino guarda già oltre. La concorrenza europea accelera, le acquisizioni diventano decisive e persino la storica rivale Zoppas comincia ad avvicinarsi alla sua orbita.
La corsa verso il futuro sta per entrare nella sua fase più ambiziosa.
La fabbrica cresce, ma cambia anche il lavoro
L'espansione della Zanussi modifica profondamente il rapporto tra impresa e territorio.
All'inizio degli anni Cinquanta per molti lavoratori friulani ottenere un posto fisso rappresentava già un traguardo; dieci anni dopo le aspettative sono cambiate. Gli operai vedono crescere stabilimenti, produzione e fatturato e chiedono di partecipare maggiormente a quella nuova prosperità.
Le vertenze diventano più frequenti e il confronto sindacale, inizialmente duro, porta anche a soluzioni innovative.
Nel 1964 l'azienda riduce l'orario settimanale da 48 a 45 ore distribuite su cinque giorni, anticipando di quasi un anno quanto verrà previsto dal contratto nazionale.
Nel 1966 a Porcia viene inaugurata una mensa di 6.000 metri quadrati, con 1.700 posti e servizio self-service senza distinzioni tra operai e dirigenti.
La Zanussi diventa così anche un laboratorio delle trasformazioni sociali che stanno attraversando l'industria italiana.
L'elettronica prepara la casa del futuro
Contemporaneamente continua la diversificazione tecnologica. Nel settore televisivo la gamma arriva a comprendere sedici modelli e nel 1967 la produzione viene trasferita nel nuovo stabilimento di Vallenoncello, circa 30.000 metri quadrati dedicati all'elettronica.
L'azienda sperimenta anche telecamere, apparecchiature industriali, radio e radiofonografi.
L'obiettivo va oltre il televisore. Gaudenzi e Lino Zanussi hanno compreso che l'elettronica entrerà progressivamente anche negli elettrodomestici. Investire in quel settore significa quindi acquisire oggi le competenze che serviranno domani.
È la stessa logica che aveva guidato l'ingresso nei frigoriferi quindici anni prima: osservare una tecnologia apparentemente laterale e intuire quanto potrà diventare centrale.
Zoppas, il grande rivale che bussa alla porta
Mentre Zanussi cresce attraverso acquisizioni e integrazione della filiera, anche altri protagonisti del bianco italiano devono fare i conti con l'aumento dei costi e con la necessità di raggiungere dimensioni sempre maggiori.
Tra questi c'è la Zoppas di Conegliano, uno dei concorrenti storici della Rex.
Nel gennaio 1968 sono proprio i fratelli Zoppas ad avviare un confronto con Lino Zanussi.
La produzione dell'azienda veneta procede ancora bene, ma la situazione finanziaria è diventata delicata. Le trattative, tuttavia, si arenano perché i tre fratelli non riescono a trovare un accordo sulle condizioni dell'operazione.
La vicenda è significativa anche se l'acquisizione non si conclude. Dimostra infatti come il processo di concentrazione previsto da Lino sia già iniziato: aziende che pochi anni prima combattevano per conquistare quote di mercato iniziano ora a discutere fusioni e integrazioni.
La Zoppas entrerà nel gruppo soltanto nel 1970, dopo la morte di Lino.
Tredici stabilimenti e una corsa ancora da completare
Alla vigilia del giugno 1968 il Gruppo Zanussi conta 13.000 dipendenti distribuiti in 13 stabilimenti.
In poco più di dieci anni l'azienda è passata dai 1.200 lavoratori del 1958 a una dimensione industriale che ha ormai pochi equivalenti nel settore europeo. Eppure Lino continua a considerare quella crescita insufficiente.
Ha compreso che la stagione delle decine di piccoli produttori sta terminando e che il futuro degli elettrodomestici sarà dominato da pochi grandi gruppi capaci di controllare tecnologia, produzione e distribuzione su scala continentale.
Per questo continua ad acquisire aziende, costruire stabilimenti e cercare nuovi mercati.
Il problema non è più diventare grandi.
È diventare abbastanza grandi da non poter essere travolti dalla trasformazione che sta arrivando.
Nel 1968 Lino Zanussi è convinto di avere ancora molto tempo davanti a sé per completare il progetto. La storia, purtroppo, seguirà un'altra strada.
(continua)