La fabbrica del boom. Frigoriferi, lavatrici e design: Zanussi cambia la casa degli italiani
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Lino Zanussi. L'uomo che cambiò l'industria degli elettrodomestici italiani

Parte 5 di 8

La fabbrica del boom. Frigoriferi, lavatrici e design: Zanussi cambia la casa degli italiani

Nella seconda metà degli anni Cinquanta la scommessa sui frigoriferi comincia a dare i suoi frutti e la Zanussi accelera. La produzione si sposta a Porcia, arrivano nuovi tecnici, il design entra stabilmente nella progettazione e la gamma si allarga fino alla prima lavatrice. Lino Zanussi comprende che il grande elettrodomestico non deve essere soltanto affidabile e accessibile: deve adattarsi a una casa che sta cambiando insieme alla società italiana. È l'inizio della stagione che trasformerà l'impresa pordenonese in una delle protagoniste del boom economico. Sintesi liberamente tratta dal libro "Lino Zanussi, la grande biografia", di Piergiorgio Grizzo, edito da Edizioni Biblioteca dell'Immagine.

Entrare nel mercato dei frigoriferi aveva significato per la Zanussi molto più che aggiungere un prodotto al catalogo. La refrigerazione costringe l'azienda a misurarsi con tecnologie, materiali e processi produttivi nuovi e, soprattutto, introduce un principio destinato a diventare centrale nel metodo di Lino Zanussi: per crescere non basta fabbricare di più, bisogna imparare continuamente a fabbricare meglio.

I primi frigoriferi raccontano bene questa fase quasi pionieristica. Per l'isolamento interno si utilizza inizialmente il sughero macinato, poi la lana di vetro, materiale efficace ma tutt'altro che piacevole per chi deve lavorarlo: le fibre si disperdono nell'aria e, con il sudore, finiscono per aderire alla pelle degli operai. Arriveranno successivamente la lana di roccia e il poliuretano espanso, seguendo l'evoluzione già avviata negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Anche componenti oggi scontati, come i cassetti interni in plastica, richiedono tentativi, competenze e investimenti specifici. Le prime prove di stampaggio effettuate nello stabilimento di via Montereale non danno i risultati sperati; il vero reparto per l'iniezione della plastica entrerà in funzione soltanto nel 1957, quando gran parte dell'attività sarà ormai stata trasferita a Porcia.

Dietro la crescita dei volumi c'è dunque un'impresa che sta imparando un mestiere nuovo. Ed è proprio questa disponibilità a sperimentare, anche accettando gli insuccessi, a permettere alla Zanussi di accumulare rapidamente un patrimonio tecnico che diventerà uno dei suoi principali vantaggi competitivi.

Porcia: non più una fabbrica, ma un sistema industriale

Lo spostamento progressivo della produzione verso Porcia accompagna questa metamorfosi. L'azienda ha ormai bisogno di spazi, reparti e soprattutto persone capaci di sostenere una complessità che la vecchia organizzazione non può più assorbire.

Nel 1957 Alfio Di Vora assume la responsabilità del servizio tecnico e intorno a lui viene costruita una nuova generazione di quadri. Arrivano numerosi periti meccanici e aeronautici formati all'Istituto Malignani di Udine, dove lo stesso Di Vora aveva insegnato.

Il loro ingresso non è del tutto indolore: il libro racconta anche qualche inevitabile rivalità tra i collaboratori della prima ora e i nuovi tecnici friulani, accusati di fare gruppo e di godere di una particolare considerazione da parte del loro ex docente.

È un piccolo aneddoto di vita aziendale, ma fotografa bene ciò che sta accadendo. La Zanussi non può più affidarsi soltanto all'esperienza maturata sul campo: ha bisogno di competenze specialistiche e di una struttura tecnica capace di progettare l'innovazione.

Lino trova una figura decisiva anche fuori dal Friuli. È Gaudenzio Gaudenzi, tecnico e inventore che aveva già lavorato sul freddo alla Ignis. Zanussi ne sente parlare attraverso conoscenze milanesi, va a cercarlo personalmente e riesce a convincerlo durante un pranzo. Anni dopo Gaudenzi ricorderà quell'incontro con una frase che restituisce bene l'intesa immediata tra i due: non parlarono né di contratto né di compensi, «parlammo solo di frigoriferi». Dopo alcune consulenze, Lino lo porterà stabilmente a Pordenone affidandogli il Centro Studi per la progettazione delle nuove apparecchiature.

Quando anche la forma diventa innovazione

Lino Zanussi comprende inoltre che l'elettrodomestico sta cambiando natura. Il frigorifero non è più un corpo estraneo da collocare dove capita, ma comincia a diventare parte dell'arredamento domestico. Funzione ed estetica devono quindi procedere insieme.

Per il modello REX 303 viene coinvolto inizialmente l'architetto Donadon, che interviene sulla maniglia, sulle modanature e sugli interni. Poco dopo entra in scena Gino Valle, destinato a diventare uno dei grandi nomi dell'architettura italiana e a instaurare con Zanussi una collaborazione pluridecennale. A Valle si deve, tra l'altro, la prima maniglia orizzontale.

Nel 1957 arrivano poi i frigoriferi Tropic System, caratterizzati da una linea squadrata che rompe con le tradizionali forme bombate. Non è una scelta puramente estetica: la superficie superiore può diventare un piano d'appoggio e l'apparecchio risulta più semplice da inserire nella cucina.

È già un'anticipazione di quel dialogo tra elettrodomestico e mobile che porterà alla diffusione del built-in e delle apparecchiature da incasso, settore nel quale Zanussi sarà tra le prime aziende italiane a intuire le potenzialità.

Il design smette così di essere il vestito applicato alla tecnologia e diventa parte del progetto industriale.

Dal freddo al bucato: arriva la prima lavatrice Zanussi

Una volta costruite le competenze necessarie per affrontare la refrigerazione, il passo successivo diventa quasi naturale: ampliare la presenza dell'azienda nella casa.

La gamma cresce e la sperimentazione porta anche a prodotti originali come il 724 Unirex, che riunisce in un unico elemento cucina, forno a colonna, dispensa e cappa aspirante.

Ma soprattutto arriva la REX 201, la prima lavatrice prodotta dalla Zanussi, realizzata su licenza della statunitense Westinghouse.

È un passaggio fondamentale. Negli anni Cinquanta l'industria europea degli elettrodomestici sta decollando e quella italiana si dimostra rapidamente competitiva. Molti dei protagonisti del settore hanno origini sorprendentemente simili: Zanussi, Zoppas, Ignis, Becchi e Triplex provengono da piccole fabbriche che prima della guerra producevano soprattutto cucine economiche.

Nel 1960 l'Italia arriverà a contare circa sessanta produttori di frigoriferi e cinquanta di lavatrici.

Dalla produzione di massa alla qualità del progetto

Alla fine degli anni Cinquanta la crescita della Zanussi non si misura più soltanto nel numero degli apparecchi prodotti. L'azienda ha ormai compreso che, in un mercato destinato a diventare sempre più affollato, la vera differenza si giocherà sulla capacità di unire tecnologia, funzionalità, prezzo e qualità formale.

È in questa fase che il design acquista un peso strategico. Non serve soltanto a rendere più gradevole un frigorifero o una cucina, ma diventa parte integrante del processo industriale: consente di semplificare la produzione, ridurre i costi, migliorare l'ergonomia e adattare gli apparecchi alle nuove abitazioni.

La collaborazione con progettisti e architetti porta progressivamente a prodotti più razionali, essenziali e facili da integrare negli spazi domestici. È un passaggio decisivo, perché anticipa quella cultura del design industriale che negli anni Sessanta diventerà uno dei tratti distintivi del Made in Italy.

Il Compasso d'Oro e la consacrazione della REX 700

Il riconoscimento più prestigioso arriva nel 1962, quando la cucina a gas REX 700 conquista il Compasso d'Oro. Nello stesso anno la produzione italiana di elettrodomestici supera per la prima volta quella tedesca, e il premio assume quindi un valore che va ben oltre il singolo prodotto.

La giuria sottolinea proprio ciò che Zanussi sta cercando di fare da anni: ottenere un apparecchio accessibile, industrialmente razionale e al tempo stesso funzionale. Il successo commerciale conferma la bontà della scelta. Nel primo anno vengono venduti circa 70.000 esemplari della REX 700; l'anno successivo si arriva a 120.000.

È la dimostrazione che il design, quando nasce insieme al progetto industriale, non è un lusso destinato a pochi. Può diventare uno strumento per portare prodotti migliori nelle case di un pubblico molto più ampio.

Una gamma sempre più ampia

Nel frattempo la Zanussi continua ad allargare il proprio raggio d'azione. Dopo frigoriferi, cucine e lavatrici, all'inizio degli anni Sessanta prende forma anche la produzione di televisori. L'obiettivo iniziale non è soltanto commerciale: Gaudenzio Gaudenzi ha intuito che l'elettronica avrà un ruolo crescente anche nel mondo degli elettrodomestici, e l'azienda vuole acquisire nuove competenze prima che quella trasformazione diventi inevitabile.

Ancora una volta il metodo è quello che Lino Zanussi ha ormai consolidato: osservare i mercati più avanzati, capire la tecnologia e poi valutare se esistano le condizioni per trasformarla in produzione industriale. Per studiare il settore dell'elettronica, lui e Alfio Di Vora arrivano fino in Giappone, all'epoca uno dei punti di riferimento mondiali in questo campo.

Nel 1962 vengono prodotti appena 5.000 televisori. Due anni più tardi la previsione supera già quota 50.000. Nello stesso 1964 Zanussi stima di collocare sul mercato circa 450.000 frigoriferi, 250.000 cucine e 220.000 lavatrici, con quasi metà della produzione destinata all'estero.

In poco più di un decennio, la vecchia fabbrica di cucine economiche ha dunque cambiato completamente scala.

La casa italiana entra nel boom

La crescita della Zanussi accompagna quella del Paese. Frigoriferi e lavatrici non sono più simboli lontani della modernità americana, ma iniziano a entrare concretamente nelle abitazioni italiane. La diffusione degli elettrodomestici modifica la cucina, alleggerisce il lavoro domestico e contribuisce a costruire nuovi modelli di consumo.

Lino Zanussi capisce che quella trasformazione non è temporanea. Per questo continua a investire anche quando il mercato rallenta e molti concorrenti diventano più prudenti. La sua convinzione resta immutata: chi vuole competere nell'industria moderna deve prepararsi al futuro proprio quando gli altri iniziano ad avere paura del presente.

Alla vigilia degli anni Sessanta la Zanussi possiede ormai i tre elementi che ne determineranno il successo successivo: una capacità produttiva in forte espansione, un patrimonio tecnico sempre più solido e una cultura progettuale capace di trasformare l'elettrodomestico da semplice macchina a parte integrante della casa.

Il passo successivo sarà ancora più impegnativo: trasformare questa forza industriale in una presenza stabile sui mercati europei.

(continua)