18 giugno 1968. Il giorno in cui si fermò il motore del boom italiano
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Lino Zanussi. L'uomo che cambiò l'industria degli elettrodomestici italiani

Parte 1 di 2

18 giugno 1968. Il giorno in cui si fermò il motore del boom italiano

Il 18 giugno 1968 è una giornata che, all'apparenza, non si distingue da molte altre nella vita di Lino Zanussi. L'imprenditore friulano lascia la sua casa di Fontanafredda per raggiungere gli stabilimenti di Porcia e partire poi alla volta della Spagna, dove lo attendono incontri strategici destinati a consolidare la presenza internazionale del gruppo. È il racconto delle ultime ore di un uomo che, nel pieno della maturità imprenditoriale, stava contribuendo a ridisegnare il ruolo dell'industria italiana nel mondo. Sintesi liberamente tratta dal libro "Lino Zanussi, la grande biografia", di Piergiorgio Grizzo, edito da Edizioni Biblioteca dell'Immagine.

Ci sono date che acquistano significato soltanto con il passare del tempo. Il 18 giugno 1968 è una di queste. All'alba di quel martedì, infatti, nessuno avrebbe potuto immaginare che una normale trasferta di lavoro avrebbe segnato la fine di una delle più straordinarie vicende imprenditoriali del Novecento italiano.

Per Lino Zanussi la giornata inizia seguendo un copione consolidato, fatto di appuntamenti, documenti da esaminare e decisioni da prendere. È la routine di un industriale che ha imparato a misurare il tempo con il metro dell'efficienza e che considera ogni viaggio un investimento sul futuro della propria azienda.

La villa di Ronche, a Fontanafredda, è ancora immersa nella quiete quando l'imprenditore attraversa il cortile per raggiungere l'automobile che lo accompagnerà negli uffici di Porcia.

Il caldo è già intenso nonostante siano da poco passate le otto del mattino; il profumo dell'erba appena tagliata si mescola all'umidità di una giornata che si annuncia afosa. Sono dettagli apparentemente marginali, ma che restituiscono l'atmosfera di un momento destinato, poche ore più tardi, a trasformarsi in memoria collettiva.

Ad accompagnarlo fino alla vettura c'è il figlio Andrea, che ha soltanto sette anni. Corre dietro al padre con la spontaneità propria dell'infanzia, quasi sperando di poterlo seguire anche quella volta. Lino rallenta, abbassa il finestrino della Lancia Flaminia e gli sorride prima di imboccare il lungo viale alberato che conduce alla strada statale. È un gesto semplice, quotidiano, che soltanto gli eventi successivi renderanno indelebile nella memoria della famiglia.

L'imprenditore che aveva imparato a correre più veloce degli altri

Quando Lino Zanussi arriva negli uffici della Rex, a Porcia, la sua agenda è già completamente definita. Non esistono tempi morti nella sua giornata. La crescita dell'azienda, del resto, ha ormai assunto dimensioni tali da imporre una continua presenza sui mercati internazionali.

Negli ultimi anni il fondatore della moderna Zanussi ha trasformato un'impresa radicata nel territorio friulano in una realtà capace di confrontarsi con i maggiori produttori europei di elettrodomestici.

La sua idea di impresa è profondamente diversa da quella di molti industriali italiani dell'epoca. Mentre numerose aziende continuano a guardare soprattutto al mercato interno, Zanussi ha già compreso che il futuro passa attraverso una dimensione internazionale. Per questo motivo dedica una parte crescente del proprio tempo ai viaggi, agli incontri con partner stranieri e all'analisi delle opportunità di espansione.

È in questo contesto che nasce anche la scelta, allora considerata quasi rivoluzionaria, di dotare il gruppo di un aeroplano aziendale. Non si tratta di un simbolo di prestigio, ma di uno strumento di lavoro. A chi gli fa osservare quanto sia oneroso mantenerlo, Zanussi risponde con una frase destinata a sintetizzare il suo modo di intendere l'impresa: «L'aereo privato è un mezzo di trasporto costoso, ma quando è necessario bisogna adoperarlo. Oggigiorno bisogna essere rapidi».

In quella semplice osservazione è racchiusa una filosofia manageriale sorprendentemente moderna. Per Zanussi il tempo non è una variabile secondaria, ma una risorsa economica.

Ridurre di qualche ora un trasferimento significa poter visitare uno stabilimento in più, incontrare un nuovo interlocutore, chiudere una trattativa senza attendere settimane. È la stessa logica che lo aveva spinto perfino a valutare la possibilità di realizzare una pista d'atterraggio privata nei pressi della fabbrica, pur di evitare gli spostamenti verso gli aeroporti di Treviso o Venezia.

Porcia, il centro di una multinazionale che guarda all'Europa

Entrando nel suo ufficio, Lino Zanussi ritrova un ambiente che rispecchia perfettamente il suo carattere. Non vi sono elementi di ostentazione, ma soltanto ciò che serve al lavoro quotidiano.

Alle spalle della scrivania domina il ritratto del padre Antonio, fondatore dell'azienda, quasi a ricordare che ogni decisione presa in quegli uffici affonda le proprie radici nella piccola officina dalla quale tutto era cominciato.

Sul tavolo si accumulano relazioni economiche provenienti dall'estero, rapporti sui mercati internazionali, analisi della concorrenza e documenti preparati dai dirigenti che seguono lo sviluppo del gruppo nei diversi Paesi europei. È una fotografia eloquente della trasformazione vissuta dalla Zanussi in poco più di un decennio.

L'azienda non ragiona più soltanto in termini di produzione: pianifica investimenti, studia nuovi mercati e osserva con attenzione i cambiamenti economici che stanno ridisegnando il settore degli elettrodomestici.

Qualche settimana prima, parlando con alcuni collaboratori, Zanussi aveva sintetizzato questo passaggio con una frase destinata a diventare celebre all'interno dell'azienda: «Finora siamo andati avanti con la bussola, ma adesso ci vuole il radar».

Era la consapevolezza che l'intuito, pur rimanendo fondamentale, non bastava più.

Il boom economico stava lasciando il posto a una competizione internazionale sempre più complessa, nella quale sarebbero sopravvissuti soltanto i gruppi capaci di innovare, investire e programmare con largo anticipo.

Verso la Spagna, dove si gioca una parte del futuro

La missione prevista per quel giorno nasce proprio da questa visione. La Spagna rappresenta uno dei mercati più promettenti per il gruppo Zanussi. Le limitazioni imposte dal regime franchista alle importazioni hanno convinto l'azienda friulana a investire direttamente nel Paese, partecipando alla crescita della Ibelsa e valutando nuove acquisizioni industriali.

Per Lino Zanussi quel viaggio non è un semplice sopralluogo. È un altro tassello della strategia che, nel giro di pochi anni, ha portato il gruppo a confrontarsi con i più importanti produttori europei di elettrodomestici. Ogni visita, ogni incontro, ogni stabilimento osservato da vicino contribuisce a costruire un progetto industriale molto più ampio della dimensione nazionale.

Poco dopo le nove e trenta, concluse le ultime riunioni, l'imprenditore lascia gli uffici di Porcia.

Ad attenderlo c'è l'automobile che lo accompagnerà all'aeroporto di Treviso, dove il bireattore Piaggio è già pronto per decollare.

Il programma della trasferta è stato organizzato nei minimi dettagli e nulla lascia presagire che quel viaggio, pensato per consolidare il futuro della Zanussi, finirà invece per cambiare per sempre la storia dell'industria italiana.

Un'azienda che aveva imparato a guardare oltre i confini

La Zanussi del 1968 non è più la promettente azienda che aveva accompagnato il boom economico italiano all'inizio del decennio. È ormai un gruppo industriale che impiega oltre tredicimila persone, produce circa quattordicimila apparecchi al giorno e supera i cento miliardi di lire di fatturato annuo, numeri impressionanti per l'epoca, soprattutto se rapportati alla realtà economica del Friuli occidentale.

Quella crescita non è il frutto del caso. Nasce da una precisa idea di impresa, fondata sull'innovazione continua, sull'internazionalizzazione e su una convinzione che Lino Zanussi ripete spesso ai propri collaboratori: un'azienda che smette di crescere è destinata, prima o poi, a essere assorbita da qualcun altro.

È una visione che anticipa di molti anni le dinamiche della globalizzazione. Mentre gran parte dell'industria italiana continua a ragionare secondo confini nazionali, Zanussi immagina un mercato europeo nel quale soltanto pochi grandi gruppi saranno in grado di sopravvivere. Per questo motivo investe nella ricerca, acquisisce aziende, rafforza la rete commerciale e guarda con interesse tanto ai mercati occidentali quanto ai Paesi dell'Europa orientale, dai quali stanno arrivando segnali che ritiene promettenti.

Il viaggio verso Madrid e una fiducia che sembra incrollabile

L'aereo decolla regolarmente da Treviso e raggiunge Madrid senza alcuna difficoltà. Ad attendere la delegazione italiana ci sono i dirigenti della società spagnola e lo stesso Rinaldo Piaggio, interessato a conoscere le impressioni di Zanussi sul bireattore che la sua azienda spera di vendere al gruppo friulano.

La risposta dell'imprenditore è positiva. Il volo si è svolto senza inconvenienti e il velivolo sembra rispondere alle aspettative. Nessuno, naturalmente, può immaginare che proprio quell'aereo diventerà, poche ore dopo, il centro di una delle pagine più dolorose dell'industria italiana del dopoguerra.

Il programma prevede ora il trasferimento verso il nord della Spagna, dove dovranno essere visitati due stabilimenti industriali. Tuttavia il peggioramento delle condizioni meteorologiche costringe il gruppo ad attendere in aeroporto.

"Adesso ci vuole il radar"

Come anticipato poco fa, pochi giorni prima della partenza, parlando con alcuni tecnici, Lino aveva pronunciato una frase che sintetizzava perfettamente il momento storico attraversato dalla Zanussi.

«Finora siamo andati avanti con la bussola; adesso ci vuole il radar».

Non era soltanto una metafora efficace. Era la presa d'atto che l'epoca dell'espansione spontanea stava lasciando spazio a una fase completamente diversa. Il mercato europeo degli elettrodomestici si avviava verso una progressiva concentrazione industriale e soltanto le aziende capaci di programmare con metodo sarebbero riuscite a conservare un ruolo da protagoniste.

Anche per questo motivo Zanussi investiva ogni anno risorse sempre maggiori nella ricerca applicata. L'elettronica, l'automazione e lo sviluppo di nuovi prodotti non erano più semplici strumenti di miglioramento tecnico, ma elementi indispensabili per mantenere il vantaggio competitivo conquistato negli anni del boom.

Una perdita che andò oltre l'azienda

Le vicende successive sono note. Durante il volo verso San Sebastián, il Piaggio Douglas 808 scompare dai radar e si schianta contro il monte Jaizkibel. Insieme a Lino Zanussi perdono la vita Alfio Di Vora, Giovanni Battista Talotti, i piloti Davide Albertazzi e Sergio Millich e gli altri occupanti dell'aereo. Le circostanze dell'incidente continueranno per anni ad alimentare interrogativi e ricostruzioni, ma una certezza emerge fin dalle prime ore: l'industria italiana ha perso uno dei suoi protagonisti più innovativi.

La notizia raggiunge Pordenone nella notte. Per diverse ore si spera che si tratti di un incidente dal quale possano esserci superstiti, ma con il passare del tempo ogni speranza si spegne. Negli stabilimenti della Zanussi il lavoro si interrompe e migliaia di operai lasciano silenziosamente i reparti produttivi. Molti di loro avevano conosciuto personalmente Lino, assunto direttamente dalle sue mani negli anni della crescita dell'azienda.

Non è soltanto il dolore per la morte dell'imprenditore a diffondersi nella città. È anche la paura per il futuro. In quel momento, infatti, la Zanussi rappresenta il cuore economico di un intero territorio.

Intorno agli stabilimenti si è sviluppato un sistema di piccole imprese, fornitori, artigiani e famiglie che dipendono direttamente dalla vitalità del gruppo.

Per molti cittadini la scomparsa di Lino equivale alla perdita del punto di riferimento sul quale si è costruito il benessere del Friuli occidentale.

(continua)